Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte» (Gv 13,38).

Gesù che cade è la conferma, dolorosa ma indiscutibile, che Dio è dalla nostra parte e non solo: Dio è come noi. Debole, limitato, solo, schiacciato da una croce più grande di lui. Chi ha creato l’infinito dell’universo è steso a terra, condannato, arrestato, calunniato.

Mi basta davvero poco per cadere: un attimo di distrazione, una parola, un voltafaccia, ed ecco, anch’io mi ritrovo a tastare quell’arida terra che sostiene i miei passi e che dice senza sconti chi io sia: una creatura meravigliosa ma limitata. In questa bassezza trovo Gesù, il compagno fedele della mia umanità.

Le nostre lacrime si uniscono indissolubilmente; ancora una volta taccio, e con Lui vivo il silenzio di ciò che non si può comunicare a parole. Con Lui soffro, offro, amo.

Luca Rubin

Le nostre spalle sono deboli,
la nostra volontà incerta,
la nostra fede fragile.
Così succede
che anche noi ti rinneghiamo.
con un silenzio
quando dovremmo testimoniare,
con un’assenza,
quando dovremmo esserci,
con una passiva rassegnazione
quando dovremmo agire,
con l’indifferenza
quando dovremmo lasciarci coinvolgere.
E la croce pesa perché
ci costringe a guardare in faccia
la nostra pochezza.
Ma tu sei qui con noi,
inginocchiato al nostro fianco,
pronto a risollevarci
ancora una volta.

Patrizio Righero

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