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Discesa e salita

Innalzati con Cristo attraverso la sua croce.

croce

Gv 3,13-17

Oggi la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, che quest’anno cade di domenica. La memoria nasce dal ritrovamento della croce di Cristo da parte di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, durante un pellegrinaggio in Terra Santa nel IV secolo.

Il Vangelo odierno ci parla di un movimento tra cielo e terra: il Figlio di Dio è disceso per assumere pienamente la nostra umanità, e proprio attraverso questa discesa ci ha aperto la via della risalita al Padre. È la legge dell’incarnazione: non si sale senza scendere. Gesù, pur essendo Dio, «svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7). La sua kenosi è la discesa che apre la strada della comunione.

L’innalzamento di Cristo è paradossale: passa attraverso il dolore, la croce e la morte. Eppure proprio lì avviene la sua esaltazione: il corpo inchiodato al legno è segno dell’amore che innalza l’umanità intera verso Dio, generando una comunione indistruttibile.

Sant’Elena, trovando la croce, ha riconosciuto in quel legno un segno di salvezza. Anche noi siamo chiamati a “ritrovare” la croce nelle nostre vite: non come peso sterile, ma come invito ad abbracciare Cristo. Ogni croce personale, piccola o grande, può diventare occasione di offerta e di amore. Non è la sofferenza in sé ad avere valore, ma l’amore con cui viene unita alla croce del Signore. Così ciò che sembra perdita diventa vita nuova: «Chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».

La croce resta un mistero doloroso, ma è anche medicina: amara, sì, ma capace di guarire e di dare salvezza. Se rimango ripiegato su me stesso, mi perdo; se tendo la mano a Cristo, entro in un circolo di amore e di redenzione.

Concludo con alcuni versi di padre Giovanni Bigazzi S.J., che trasformano il linguaggio del dolore in annuncio di speranza:

Il mio penare è una chiavina d’oro,
piccola, ma che m’apre un gran tesoro.
È croce, ma è la croce di Gesù:
quando l’abbraccio non la sento più.

Non ho contato i giorni del dolore,
so che Gesù li ha scritti tutti nel suo cuore.
Vivo momento per momento, e allora
il giorno passa come fosse un’ora.

Mi han detto che, guardata dal di là,
la vita tutta un attimo parrà.
Passa la vita, vigilia di festa…
muore la morte… il Paradiso resta.

Due stille ancora dell’amaro pianto,
e di vittoria poi l’eterno canto.

P. Giovanni Bigazzi S.J.

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