Pagina di riferimento: Mt 5,13-16

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Gesù parla ai suoi discepoli, e aiuta il loro apprendimento con due immagini. Questa “lezione” segue quella delle Beatitudini, le quali possono essere definite come la vita vissuta da Cristo e la conseguenza dell’opera di Dio nell’uomo. Gesù continua il suo insegnamento dicendo ai suoi discepoli chi essi siano: io posso imparare e apprendere solo se mi conosco e se ho coscienza di me stesso. Se l’opera di Dio a Dio compete, pur essendo necessario il consenso e la disponibilità della persona, è di fondamentale importanza conoscere se stessi e le proprie responsabilità, per rispondere attivamente e in prima persona.

Voi siete il sale della terra

Il sale. Lo so, ti è venuta in mente una saliera,oppure quella volta che l’hai messo per sbaglio nel caffè, o ancora, quando non lo hai messo nella tua ricetta preferita; sono tutte esperienze molto vicine a noi, ma il sale, oltre a quella di insaporire i cibi, ha anche altre funzioni: conservazione, purificazione, stagionatura, concimazione. Richiama anche tre concetti importanti, presenti già nell’Antico Testamento: saggezza (sapore e sapere sono vicini di casa), il sacrificio (agli animali offerti in olocausto doveva essere aggiunto il sale), e l’alleanza (il sale per la sua incorruttibilità ricorda il patto eterno tra Dio ed Israele).

Gesù avrà pensato a tutte queste cose sul sale? Non lo possiamo sapere, ma è certo che il Maestro ha detto ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra. Il sale aggiunge, migliora qualcosa di già esistente. La terra è il fiore meraviglioso sbocciato dalle mani del Creatore, affidato all’uomo e alla donna; essere sale della terra può voler dire tutte quelle cose, di fatto i discepoli hanno questa vocazione salina in loro stessi. Il Maestro non solo insegna, non solo aiuta a riconoscere se stessi: il Maestro chiama. Voi siete sale, voi siate sale. Questa chiamata è proprio il progetto di Dio su di te. Non puoi essere neutrale, non puoi esimerti dal rispondere, perché sei fondamentale, proprio come il sale.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

La luce. Come il sale, la luce migliora qualcosa di già esistente, ne permette la visione, accentua o smorza i colori, sottolinea o attenua le forme. Questa seconda chiamata del Maestro mette in imbarazzo: siamo così abituati agli effetti speciali, così assuefatti dal delegare ad altri le buone azioni: ci pensa la società, la gente, la popolazione…

La città sul monte. Gesù ti chiama, chiama proprio te a essere luce, e ti dà tutte le indicazioni. Dice ai suoi discepoli che sono come una città sopra un monte: non puoi fuggire, non nasconderti dietro un dito, non delegare, ma risplendi, là dove sei, in cima al monte della tua vita. Non sei lassù per chissà quale bravura, non hai alcun merito da esibire. Il monte è il luogo della terra più vicino al cielo, più vicino a Dio. La vicinanza dice relazione e comunione, esprime intimità. Tu sei sul monte del Signore, e non puoi che risplendere, perché il Sole non ti nega mai il suo calore e la sua luce, devi solo accoglierlo e rifletterlo intorno a te, cioè donarlo.

Una lampada. Si accende di notte, quando il buio non permette di vedere. Una lampada è debole, basta un sospiro per spegnerla, eppure ha il potere di vincere su tutte le tenebre. Se l’hai accesa è perché hai bisogno di vedere, allora mettila bene in alto, così da rischiarare il più possibile. La casa di cui parla Gesù è il mondo intero: quanto buio! Ma in questo buio quante fiammelle tremolanti brillano e risplendono lungo i secoli e i millenni. Ne conoscerai sicuramente qualcuna: un tuo caro, un amico, una persona speciale che ha illuminato la tua notte. Ora tocca a te: la città sul monte è illuminata da Dio, la notte del mondo è illuminata da te, dalla tua speranza, dalla tua fede.

Vi troverete all’alba, tu e Dio, quando la tua lampada sarà ormai inutile, perché il giorno è iniziato e la notte non ha più potere su di lui. Sei chiamato a vivere il giorno di Dio e la notte del mondo, con la lampada accesa e il cuore di chi non ha dubbi: Dio è vicino, Dio è amore.

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