Fede concreta

Domenica ho sentito da qualcuno questa affermazione:

“La religione non ha niente a che fare col sociale”.

Se le cose stanno così, la religione, qualsiasi religione,  è una setta.
Il cristiano, cioè colui o colei che segue Cristo e il vangelo, segue Cristo vero Dio e vero uomo, incarnato, che nasce, vive, soffre, muore. E poi risorge. Se io seguo Cristo, la dimensione sociale è la mia stessa fede, le due dimensioni vanno di pari passo.

Il vangelo è pieno di esempi: il buon samaritano, il padre misericordioso, la pecorella perduta, ecc… La fede in Cristo non è solo una ripetizione di riti e di preghiere, ma deve diventare vita vissuta nel quotidiano, nel sociale. Filantropia non è un’accezione negativa: per un cristiano significa amare il prossimo come se stessi, amare il mondo come Dio stesso lo ama. La preghiera, la spiritualità, i riti sono elementi che mi aiutano a calarmi in questa dimensione sociale e umana, senza perdere il contatto con Dio.

“Non c’è bisogno di essere cristiani per fare il bene:
anche un ateo può farlo”.

Questa è una famosa affermazione attraverso la quale molti cristiani se ne lavano le mani, dicendo che la fede in Dio non consiste solo nel fare del bene, quello lo possono fare tutti. Sono d’accordo, ma questa non deve essere una giustificazione cattolica e battezzata per starsene con le mani in mano. Come ami Dio? Amando il prossimo: non c’è altro modo.

La religione, o meglio la fede in Gesù, è pienamente inserita nel sociale, nell’umano. Allontanarsi da questo e pregare in modo astratto non saremo cristiani ma alienati dalla realtà: pregheremo e ameremo un amico immaginario, che non è Dio, ma il nostro idolo, e si chiama FUGA.

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