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Lc 12,49-53 (CEI 2008)
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!»
Il fuoco. I contadini, dopo il raccolto, bruciavano le sterpaglie e le piante ormai avvizzite: così liberavano il campo dai residui e lo nutrivano con i sali minerali della cenere. Il fuoco ha certo una forza distruttrice, ma qui il Vangelo evoca la sua funzione di purificazione: distruggere il negativo perché cresca il positivo. Spesso ci illudiamo che vada tutto bene, che “siamo perfetti così”.
Il fuoco desiderato da Gesù serve a incenerire le strutture di peccato, come le definì san Giovanni Paolo II: «L’interdipendenza dei sistemi sociali, economici e politici crea nel mondo di oggi molteplici strutture di peccato. Esiste una spaventosa forza di attrazione del male che fa giudicare “normali” e “inevitabili” molti atteggiamenti. Il male si accresce e preme con effetti devastanti sulle coscienze, che rimangono disorientate» (Udienza generale, 25 agosto 1999).
È il fuoco di chi dice basta alle mezze misure, di chi dona la totalità di sé al bene e al bello — non solo le briciole del “se mi va, se mi sento”. Brucia l’inutile e il dannoso e prepara il terreno a una nuova semina. È anche l’immagine della passione, del desiderio di bene, dello zelo.
«Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,3-4). È questo il fuoco che Gesù è venuto a portare: troppe volte lo soffochiamo con interessi personali, egoismi ed egocentrismi. È un fuoco che può trasformare la vita di ciascuno, a una condizione: il nostro sì totale. Altrimenti si ferma, perché il Signore rispetta e difende la nostra libertà.
«Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!»
L’acqua. Dopo il fuoco, Gesù usa l’immagine dell’acqua in cui immergersi: battesimo significa immersione. I primi cristiani venivano immersi totalmente, a indicare morte (sott’acqua non si vive) e risurrezione. Gesù dice di essere “angosciato”: potremmo tradurre anche “schiacciato, spremuto”. Quell’immersione è il male che ricadrà su di Lui: il Figlio si lascia travolgere fino alla morte, come un fuoco che pare spento dall’acqua.
Eppure proprio quel battesimo di sangue e di morte, che sconvolge il cuore del Signore, dà inizio a un incendio che cambia il mondo. Ancora oggi, quando uno dona il cuore a Dio, il Signore è presente con la forza di quel fuoco che trasforma l’intimo; è presente anche nell’immersione di dolore e fatica che vivi per la fede e per la tua umanità: Dio è vicino, Dio è lì con te.
«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma divisione»
Amore chirurgico. Gesù non contrappone pace e guerra, ma pace e divisione. Come il fuoco brucia per purificare, così una divisione può essere necessaria. Pensiamo al chirurgo: separa e rimuove il tumore perché non contamini l’organismo. La ferita fa male? Certo. Ma è una ferita che salva.
Le mamme conoscono il dolore del parto — forse il più intenso — eppure quel dolore genera vita e consacra per sempre alla maternità. Stringendo al cuore quel frugoletto, il dolore è ripagato dall’amore, medicina che guarisce e consola.
«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito» (Eb 4,12): è il bisturi che incide e risana. Le famiglie sono spesso il teatro di questi interventi: non esiste la famiglia perfetta con colazioni serene 365 giorni l’anno. Esiste la fatica quotidiana di venirsi incontro e accogliersi nella differenza di opinioni, gusti, orari, impegni.
Anch’egli, il diavolo, divide (il suo nome significa proprio “divisore”): ci separa da Dio e da noi stessi, dal bene che possiamo fare e ricevere; isola e porta alla morte. La divisione portata da Gesù, invece, è per la vita. Nella passione il Figlio ha sperimentato la divisione dagli amici (c’è chi lo ha rinnegato o tradito) e persino il grido al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). Nelle relazioni impariamo a distinguere l’origine della divisione: se conduce a bellezza e vita, abbracciamola come un tesoro.
Il fuoco, l’acqua, la divisione: questa pagina di Vangelo ci fa sobbalzare, scuote le nostre comode certezze e ci mette in discussione. Lasciamoci prendere per mano dal Signore della vita e attraversiamo con Lui anche i momenti più difficili e dolorosi: sarà sempre vittoria — del bene sul male, della vita sulla morte.
