Pagina di riferimento: Lc 14,25-33
Gesù espone le condizioni che permettono di frequentare la sua scuola: una sorta di Regolamento d’Istituto, regole che mettono ordine nella vita di chi desidera essere suo discepolo.
Davanti alle regole spesso ci sentiamo a disagio, perché esse misurano il nostro comportamento e possono mettere in luce le nostre insufficienze e lacune.
Tuttavia proviamo a leggere queste norme non come un rimprovero, ma come un invito al miglioramento, un’esortazione alla crescita. Rimarranno regole, ma saranno regole amiche.
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.»
Se uno viene a me: è un movimento nato dal desiderio di stare con Gesù e frequentare la sua scuola. È quella sete presente in ogni persona, chiamata con nomi diversi (giustizia, santità, spiritualità, interiorità, vocazione, anima, spirito): è il desiderio di trovare qualcuno capace di dare senso alla propria vita e alle proprie aspirazioni.
Questo movimento, presente in tutti, anche in chi lo nega, è il primo passo, meraviglioso ed emozionante. Ma deve seguire il secondo: «Se uno viene a me e non mi ama più di…».
Se la prima parte nasce dal mio desiderio, la seconda è il movimento di Gesù che viene verso di me. Lui mi parla subito di amore e mi avvisa: non ammette mezze misure.
In realtà Gesù non dice nulla di nuovo: è proprio dell’amore essere totalitario. Il gioco della povera margherita lo illustra bene: “m’ama, non m’ama”. Questa regola è il termometro del tuo amore, della tua dedizione.
Suor Clare Crockett, giovane religiosa morta nel 2016 a 33 anni, scriveva:
«Quello che mi preoccupa è di morire senza aiutare, senza servire, senza amare, senza regalare tutto di me a Dio: o tutto, o niente».
Anche gli affetti più cari e più sacri devono lasciare il passo a Dio. Non nega l’amore, anzi: lo accende e lo fa divampare. È Lui la scintilla che permette l’incendio.
«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.»
Seconda regola. Questa volta è una regola che consola e conforta. Portare la propria croce (il testo originale parla di “patibolo”) non è una condanna da parte di un Dio vendicativo, ma il più grande atto di misericordia.
Portare con te la tua croce significa accogliere quella parte debole della tua vita, quella mancanza, quella fragilità. Averne cura, accettarla.
Non pensare subito alla croce di legno: la tua croce è fatta di carne e sangue, ha un nome, un volto, un cuore, un’anima.
Portare se stessi e seguire Gesù: questo chiede il Signore. Lui desidera che tutto di te sia presente, non solo la bella copertina, anche le pagine più stropicciate e piene di errori, strappi e cancellature.
Su quelle pagine Lui si sofferma, non per condannarti, ma per cogliere tutta la tua fatica e stringerti al cuore, perché ti ama. Non negare la tua croce, non nasconderla: vivi anche questa dimensione con Gesù, che della sua croce ha fatto lo strumento per ricongiungere il cielo alla terra.
«Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.»
La prima regola parlava di persone, questa di cose e possedimenti. Ma il concetto è lo stesso: se tra due che si amano c’è un terzo (cosa o persona), tutto si rovina e la relazione è disturbata.
Questa rinuncia acquista un senso ulteriore nel testo greco, che dice letteralmente «chi non dice addio». È un taglio netto e definitivo tra me e i miei averi: non perché non servano, ma perché «se non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13,2). Se vissuti male, i beni diventano un ostacolo alla relazione con Dio.
Gesù ti accoglie come discepolo se lo metti al primo posto, se accogli tutto te stesso, se dici addio a ciò che si frappone tra te e Lui. In fondo significa dare ordine e priorità alla vita.
Il mondo ci propone il multitasking: fare più cose nello stesso momento. Può funzionare a livello pratico (scrivere, ascoltare musica, bere un tè), ma è deleterio nelle relazioni: esse chiedono la tua presenza totale, qui e ora, con quella persona.
Gesù desidera tutto di te, non solo l’avanzo del tempo o il resto della giornata. E se ti sembra esigente, non illuderti: lo è. Ma guarda la sua croce, e capirai che neppure Lui si è risparmiato. Tutto, per amore tuo.
