CHI TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO?!

Qui puoi leggere il brano del Vangelo.

“Ecco colui che toglie il peccato del mondo”. Questo grido del Battista è il tema centrale della liturgia di oggi. Siamo ormai alla seconda domenica del tempo ordinario, abbiamo cioè superato le festività natalizie, e abbiamo ripreso il percorso ordinario, appunto, della vita di ogni giorno.
Questo grido così forte, ci viene a scuotere fortemente! Da qualche giorno le notizie sui giornali vertono proprio sul peccato, e tutti siamo pronti ad accusare, deridere, imprecare, senza minimamente cercare di comprendere tutta la situazione. Ma a parte la cronaca, noi ogni giorno ci scontriamo col peccato, il nostro e quello altrui. E ne rimaniamo sempre spiazzati, perché vorremmo una vita bella pulita, come un lenzuolo fresco di bucato, senza nulla da rimproverare né rimproverarci. Ma sappiamo bene che la realtà non è questa, e allora ci scagliamo contro il peccato del nostro prossimo, oppure ci auotocommiseriamo crogiolandoci sulle nostre mancanze. Oggi questo grido ci dice che la nostra salvezza non è non peccare, non è meritare l’amore di Dio, non è “fare da bravi”, ma accogliere il grido del Battista, e crederci fortissimamente.
Però… c’è sempre un però: Gesù toglie il peccato del mondo. E allora come mai il mondo è pieno di peccato? Il peccato del mondo è il rifiuto alla pienezza di vita che Dio è venuto a proporre a ogni uomo. L’agnello sgozzato è il simbolo della vita che Gesù ci ha offerto, e proprio il salmo responsoriale ce lo conferma: “non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato” (Salmo 39), è già tutto pagato, sedetevi a tavola e gioite della mia offerta. No, restiamo lontani, non ci fidiamo… ecco cos’è il peccato.
San Paolo ci dice chi siamo:  “santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata” (1Cor 1,1-3), e anche lui grida con il Battista: “Ecco colui che toglie il peccato del mondo”! Non siamo condannati al peccato, ma chiamati a superarlo, a viverlo nella misericordia del Signore, che perdona e guarisce le ferite che noi stessi ci siamo procurati.
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