Vangelo di riferimento: Mt 3,13-17

Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Gesù cammina verso un obiettivo. In molti ambienti parrocchiali si parla di percorso prebattesimale, catechesi in preparazione al battesimo, cammino di riscoperta del proprio battesimo, ecc. Anche Gesù cammina verso il suo battesimo, e lo fa coi suoi piedi, circa 50 km. Il Figlio di Dio sceglie ancora una volta l’incarnazione come regola di tutta la sua vita, e modalità del suo agire. Cammina verso il fiume Giordano, perché desidera, anche lui, farsi battezzare: Dio si rivolge a una creatura, si mette nelle sue mani per essere fatto: Dio non si propone come un prodotto finito, pronto da consumare, ma si mette nelle tue mani, accetta di essere più piccolo di te per essere da te accolto e assimilato nella tua vita.

Per essere immerso (questo significa la parola battesimo) in ciò che tu vivi, Gesù si incammina, e Lui, il Figlio, il Santo, si fa solidale coi peccatori. Perché non è vero che Dio non ama i peccatori, perché non è vero che Dio non ama gli imperfetti: se ti avesse voluto perfetto, bravo e impeccabile ti avrebbe creato così, e Dio, e avrebbe potuto farlo. Evidentemente gli vai bene così, ma non solo: Lui il Santo si fa peccato, il Potente si fa debole, il Grande si fa piccolo, di modo che qualsiasi tua magagna trova collocazione nella vita del Cristo, e le tue tenebre vengono rischiarate e riscaldate dalla presenza di Dio.

A Giovanni tutto questo non va bene. Gesù, ma ti rendi conto che non ha senso? Io sono la creatura e Tu il Creatore, e poi Tu non hai bisogno di battesimo, sei perfetto così… Giovanni è la parte razionale che trasborda dai nostri modi di essere e di agire, è il buon senso invocato ad ogni passo, Giovanni incarna la fatica dell’uomo ad accogliere e vivere la vicinanza con Dio, che non solo è vicino: è intimo, tocca le corde più profonde della nostra essenza, e questo ci sconcerta. Diciamo spesso che Dio è uno di noi, ma poi, quando lo è veramente, ne rimaniamo quasi scandalizzati, scioccati.

Lascia fare. Ora il Creatore torna a rimboccarsi le maniche e chiede alla creatura di lasciare fare. Quando non capisci, quando è troppo buio per leggere, quando la tua mente è stanca e non comprendi, quando il male supera il bene, quando tutto ciò che potevi fare lo hai fatto, lascia fare. Ben lontano da certi atteggiamenti di delega, Gesù invita Giovanni non a incrociare le braccia e attendere chissà quale prodigio. Gesù si fa battezzare da Giovanni, tocca a lui versare l’acqua sulla testa e sul corpo del Signore! Lascia fare è gustare della compagnia di Dio, è accettare che la tua vita è Sua, e la Sua vita è tua. Lascia fare è stringere le mani di Dio, è saper piangere sulla sua spalla, è saper gioire del suo amore, è saper camminare con Lui, in ogni tempo.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Si aprirono per lui i cieli. Sarebbe stato strano il contrario. Gesù è uno con il Padre e lo Spirito e quando si vive una relazione, essa si manifesta, direttamente e indirettamente. I cieli si aprirono in quella fredda notte a Betlemme, quando angeli annunciano la nascita del Salvatore. I cieli si aprono ora, quando Gesù esce dall’acqua, nel momento in cui Lui si fa uno di noi; i cieli si aprono, perché è proprio questo il desiderio di Dio: essere uno con te. E come in una relazione vera, in certi momenti si arriva a toccare il cielo con un dito, ugualmente con Dio, il cielo si mette nelle tue mani, perché tu lo possa accogliere, e profumare di Lui ogni tuo pensiero, ogni tua azione.

Questi è il Figlio mio, l’amato. La voce del Padre sigilla il cammino del Figlio, conferma il lasciar fare di Giovanni, completa la totale immersione del cielo sulla terra. E cosa può esprimere il Padre se non l’amore per il Figlio? Ma attenzione: la loro non è una relazione che esclude, anzi: essendo noi figli nel Figlio, queste parole dicono anche di noi. Spesso ci piangiamo addosso, ci sentiamo inadeguati, non idonei, incapaci…

Il Padre ti dice: Tu sei il figlio mio, l’amato. Il cammino è lungo, nessuno è arrivato, ma già da ora Dio professa per te il suo smisurato amore, per te che grondi ancora miseria e imperfezione c’è l’abbraccio di chi ti ha creato e voluto, c’è il volo dello Spirito che viene in tuo aiuto. Tutto il cielo si muove per accoglierti in famiglia, e creare con te una relazione, una vita donata e ricevuta, a vicenda.

Un battesimo per due. Gesù si immerge nel tuo vissuto, e ti immerge nella vita del cielo. La Trinità ti accoglie in famiglia, e il Padre ti consacra figlio amato, per sempre.

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