Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita

Gv 9,1-41

Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita

Questa introduzione, apparentemente ovvia, in realtà contiene tanti elementi importanti e diverse luci, che ci permetteranno di percorrere questo brano e cogliere tanti frutti per la nostra vita:

  • Gesù. Tutto l’episodio ha origine da questo nome, da questa persona, ma non solo: ogni parola del vangelo è originata dalla vita di Dio, dalla persona di Gesù.
  • passando. Un verbo denso di significato, visto che Pasqua significa passaggio, è movimento; grazie a questo dinamismo io vengo coinvolto, avvolto dall’amore che salva, dalla provvidenza che accompagna, dalla cura che guarisce. Il passaggio di Gesù è sempre carico di presenza, di attenzione, non è un vagare distratto, è un uscire di casa per andare a cercare, è vivere il buio per accendere una luce, è soffrire il male per donare il bene e la guarigione.
  • vide. Vedere qualcuno significa riconoscerlo, accoglierlo; Gesù vede chi non può vedere. Vedere e credere per l’evangelista Giovanni sono due verbi molto vicini, quasi sinonimi, o almeno conseguenziali: vedendo le opere di Dio, credo in Lui. In questo caso è Dio che vede, Lui crede in te, si mette in cammino, passa attraverso il tuo dolore, e vedendo tutto ciò che sei, si manifesta nella tua vita. La tua fede è conseguenza del suo sguardo.
  • un uomo cieco dalla nascita. Gesù vede un uomo, mettici il tuo nome, sei tu quell’uomo, quella donna che fin dalla nascita ha qualcosa di cui soffre. Non hai mai visto la luce, pur essendo nato, ti porti dietro, ti porti dentro tanta sofferenza. Gesù ti vede: la meraviglia della sua opera ha inizio, e anche la tua storia con Lui.

Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Né lui ha peccato né i suoi genitori. È perché in lui siano manifestate le opere di Dio

Che barba con ‘sto peccato. Siamo talmente fissati nel ricercare un colpevole, che anche tra i bambini le frasi che si sentono maggiormente nel quotidiano sono: “È stato lui! È colpa sua! Non sono stato io!” Ricercare il colpevole è sostenere che qualcosa di sbagliato avviene per colpa, appunto, di qualcuno. I discepoli di Gesù non hanno visto la persona, ma solo la malattia, il peccato, la colpa. Se non è colpa del cieco sarà colpa dei genitori, per forza di cose ci deve essere un responsabile di questa situazione negativa. Nel 2020 lo chiamiamo Paziente Zero, il concetto è sempre quello, abbiamo un estremo bisogno di puntare il dito e di condannare qualcuno.

Gesù libera. Passando ha visto, vedendo ha fatto proprio il dolore di quell’uomo; Gesù è diventato il cieco che desidera venire alla luce, è Gesù che necessita di guarigione, non c’è posto per puntare il dito, Dio è già oltre il peccato, è stata abolita la condanna. La risposta di Gesù è di quelle che lascia l’interlocutore senza parole: È perché in lui siano manifestate le opere di Dio. La tua debolezza, il tuo ‘difetto di fabbrica’ non sono lì a dirti quanto fai schifo; il tuo limite, il tuo peccato non sono condanne senza via di scampo, ma canali attraverso le quali Dio può giungere a te, per darti la luce, per darti alla luce.

Manifestare significa rendere di pubblico dominio che Dio ti ama così tanto che non solo non ti condanna, ma ti salva, ti libera, ti scioglie da ogni catena! Quell’uomo ha conosciuto Dio grazie alla sua cecità, capisci che giro di boa? Solo accettando e accogliendo il mio limite potrò guardare Dio negli occhi, e vedere nei suoi occhi la sua predilezione per me.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: Tu, credi nel Figlio dell’uomo? Credo, Signore!

A Gesù non basta aver guarito il cieco nato: quando sa che i Giudei lo cacciano fuori, Lui si mette alla ricerca. Il puntare il dito crea una spaccatura tra me e l’altro, scava un burrone, interrompe la comunicazione, annulla la comunione. Gesù invece, guarisce l’uomo a 360 gradi, lo va a cercare là dove il giudizio e la condanna lo hanno confinato: con-danno, con-fine: mi piace giocare con le parole, ma le parole contengono dei tesori. Gesù elimina il danno, elimina la fine, e con-sola, è con il solo, è compagno, cum-panis, spezza il pane con l’affamato, con chiunque ha bisogno di un sostegno.

Questo cercare di Gesù è lo stesso atteggiamento del pastore che cerca la pecora smarrita, della donna che spazza casa per ritrovare la moneta, del padre che corre verso il figlio che ritorna per abbracciarlo. Cercare e trovare sono i due verbi che definiscono l’opera di Dio: io sono così come sono affinché Dio mi possa cercare e trovare, e questa sua opera sia manifestata! Altro che condanna!

Tu, credi? Quella virgola dopo il tu è il colore di tutto: se non c’è quel TU, posso appartenere a una religione, posso aderire a dei dogmi, a regole e comandamenti, ma io chissà dove sono, e Dio? Boh, in qualche nuvoletta a limarsi le unghie… Quel TU e quella virgola mi chiamano in vita, mi illuminano pienamente, mi convocano alla fede, mi inseriscono tra le preziose fibre di una relazione con Colui che da sempre mi ama, mi vuole, mi desidera.

Credo, Signore! Se l’adesione di fede è sempre libera e spontanea, è anche vero che diventa l’unica strada praticabile dopo aver fatto esperienza. Tu Gesù sei colui che mi ha visto, che è passato in mezzo ai miei guai, mi haI guarito, cercato e ritrovato. A questa intensa faticosa azione di Dio posso solo rispondere con due parole:

  • CREDO: in greco ha la stessa radice di persuadere, sono certo, non dubito;
  • SIGNORE: è il titolo più alto che i vangeli usano nei riguardi di Dio e identifica Gesù Figlio di Dio Salvatore, morto e risorto.

Tra quelle due parole c’è una virgola, è la tua piccola grande vita, come un respiro per dare vigore alla tua fede, come uno spalancare ancora di più gli occhi, non per contenere il mistero, ma per farne parte, finalmente, nella piena luce di Dio. Affidarsi e avere fede sono sinonimi, lo sapevi? Avanti sempre!

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