Il Vangelo non è qualcosa da osservare a distanza. Non lo capisci restando fuori: ti coinvolge, ti attraversa, ti chiama in causa. Il racconto di Lazzaro è un percorso vero, fatto di passaggi concreti: malattia, affetto, morte, incontro, lacrime, fede. Non sono scene ordinate, ma segnali dentro la vita. Se li segui, arrivi a una voce: «Il Maestro è qui e ti chiama».
Leggendo questa pagina di Vangelo mi pare di scorgere dei segnali indicatori (➡️), come in un percorso a vari livelli. Non è lineare, non è ordinato: è vita vera. Qui trovi una mappa: prendila, perché senza rischi di perderti.
➡️ Lazzaro era malato
Il Vangelo si incontra sempre con la vita umana: non è un libro di favole, dove tutto va bene e dove tutto è idealizzato. L’incarnazione è la regola di tutto l’agire di Dio e, in questa concretezza, non viene evitato il male, il negativo, la cosa storta. Lazzaro, uno dei più grandi amici di Gesù, era malato. Gesù si muove proprio a causa di questa sofferenza, non è indifferente né insensibile, come vedremo bene in una prossima tappa. Poiché il Vangelo lo stiamo leggendo noi, al posto di Lazzaro mettiamo il nostro nome. Inizio io: Luca era malato. E tutto cambia. Non è più una storiella: è la tua vita. Fa impressione, ma anche consolazione, notare come Gesù si metta in cammino per me, venga a trovarmi, a visitarmi. Non pensare subito al miracolo: Gesù cammina verso di me per essermi vicino, realmente.
Sotto al cartello c’è un’indicazione ulteriore: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio». Tutto ciò che vivi non è per la tua distruzione. Anche ciò che fa male può diventare luogo di incontro con Dio. È nella prova che le braccia si fanno lunghe verso il cielo; è di notte che cerchi un po’ di luce, fosse anche solo un fiammifero. La tua malattia ti farà incontrare con il vero te stesso, senza sconti, e con il vero Dio, non quello precotto che talvolta ci costruiamo. In questo faccia a faccia non c’è posto per la morte, o almeno non per sempre.
➡️ Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro
Un elemento che illumina meravigliosamente tutta questa pagina è il clima di amicizia e di affetto nel quale si svolgono gli eventi. Gesù, Figlio di Dio, sa amare, vive delle emozioni, prova affetti e sintonie, ed è amato. L’amore non solo è l’irrinunciabile sostegno nelle ore più buie, ma è il senso di ogni vita, è il terreno fecondissimo nel quale qualsiasi seme germoglierà e porterà frutto. Anche qui c’è una conferma al cartello, già molto eloquente: «Guarda come lo amava!» L’amore è concreto: lo puoi constatare, vedere, toccare. E la prova del nove è proprio la constatazione dall’esterno, ottica e visiva, che fanno i Giudei: guarda come lo amava.
➡️ Lazzaro è morto
Davanti alla morte non ci sono tanti discorsi da fare. Il silenzio è la ciotola che contiene lo sgomento e il dolore, sempre, a maggior ragione se si tratta di un caro amico. In questo caso è Gesù a darne la notizia, prima velatamente, attraverso una metafora, poi in modo chiaro e inequivocabile. La morte è una realtà così terribile e temibile che cerchiamo di smorzarne i toni anche nel linguaggio: «è mancato», «è spirato», «se n’è andato»…
Gesù, pur soffrendo indicibilmente, non fugge dall’incontro con la morte: quella di Lazzaro, quella di se stesso, quella mia e tua. Si mette in cammino per essere presente anche in quel momento in cui sembra regnare il nulla. Solo attraversando la valle desolata della morte puoi andare in cerca della vita, per te stesso e per quelle zone di te che rischiano la necrosi, perché non accettate, non amate, non nutrite. Gesù viene da te per essere portato proprio là dove tu non vuoi mettere piede. Con Lui puoi farcela, un passo dopo l’altro.
➡️ Marta gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa
Ognuno vive in modi diversissimi la stessa situazione. Non c’è un modo giusto e uno sbagliato, ma ci sono caratteri e temperamenti diversi che reagiscono in modi altrettanto diversi. Marta esce di casa e corre incontro a Gesù; se ricordi, è lei la sorella che si affanna in molti servizi quando Gesù viene accolto, e sempre lei vive la situazione «di corsa», in modo molto dinamico. Maria invece rimane seduta, in casa.
In questa diversità cogliamo l’attenzione di Gesù, che trova modi e tempi per incontrare ciascuno. Se Marta va incontro a Gesù, Gesù va incontro a Maria, la chiama, e anche lei riceve un’indicazione precisa, da far invidia al navigatore più affidabile: «Il Maestro è qui e ti chiama». Solo allora Maria si alza e va incontro a Gesù. Pur nella tragicità degli eventi, Dio trova il modo e il tempo per raggiungere ciascuno, rispettando la sensibilità personale di ognuno.
➡️ Tuo fratello risorgerà
Oltre la morte non c’è niente: questa è l’esperienza della nostra umanità, che arriva a un limite invalicabile, oltre il quale non sa andare. Marta risponde a queste parole nello stesso modo nostro, spostando il problema nell’aldilà: sì, d’accordo, un giorno in paradiso andrà tutto bene, grazie per aver provato a consolarmi. Gesù però non tira fuori dal frigo una frase fatta, ma inserisce un ingrediente nuovo, perlopiù sconosciuto: la risurrezione. Davanti al freno a mano tirato da Marta, il Signore si manifesta in tutto il suo splendore divino: «Io sono la risurrezione e la vita».
La risurrezione non è soltanto un corpo che era morto e che torna in vita: la risurrezione è una persona, Gesù Cristo Figlio di Dio, e chiunque lo incontra può fare esperienza di vita che ritorna, di tenebre che vengono infrante dalla luce, di speranza che sbarra il passo all’angoscia. Questa promessa di Gesù è al futuro, ma è un futuro vicino: un futuro che a breve gusterai, quando la morte se ne andrà dalla tua vita e tu vivrai la luce della Pasqua.
➡️ Gesù scoppiò in pianto
Ma come, Gesù? Hai annunciato che il tuo amico Lazzaro risorgerà e ora scoppi in un pianto dirotto? Eh sì: anche qui la nostra idea di Dio si scontra con la verità di Dio, il quale non fa finta di soffrire, tanto poi risorge; non fa finta di incarnarsi, tanto poi ascende al cielo; non fa finta di essermi vicino, tanto poi Lui è Dio e io no. Gesù è uomo, fino in fondo. Anche questo facciamo fatica ad accettarlo. L’umanità di Gesù è la mia umanità, fatta di alti e bassi, di paure e di gioie, di angosce e tormenti, di amore e di morte.
Gesù che piange è l’immagine da ricordare quando qualcuno ti propone una fede da pronto intervento, quella fede in cui tu credi e Dio in cinque minuti risolve tutto e ti tira fuori da tutti i problemi: non è Gesù Cristo, non è Vangelo, non è fede. I singhiozzi di Gesù squarcino il tuo cuore, scuotano il tuo torpore, risveglino ogni tua cellula, e dopo aver pianto ogni lacrima tu possa ascoltare ciò che hanno udito le donne il mattino di Pasqua: «Non è qui. È risorto» (Mt 28,6).
➡️ Se crederai, vedrai la gloria di Dio
Dopo la malattia, l’amore, la morte, l’incontro, la promessa di risurrezione, le lacrime, ecco ora l’ultimo segnale stradale. Attenzione: non è il traguardo, con tante persone che ti accolgono applaudendo, ma è un se. Se crederai, vedrai, e vedrai Dio stesso. Gesù si muove verso Marta e Maria per suscitare in loro la fede, la fiducia, l’affidamento. Gesù piange l’amico Lazzaro per riportarlo in vita.
Questo se è rivolto a te. Non è teoria: è una porta. Fede significa relazione con Dio, significa radicare tutto te stesso in Lui, fidarti, restare, certo non perché tutto si risolva subito, ma perché non sei più solo. Vedrai la sua gloria, cioè Dio stesso, non una sua controfigura, ma quel Dio di cui hai una sete estrema: il Maestro è qui e ti chiama. Vai.
