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La casa del Padre e il mercato del cuore

(Giovanni 2,13-22)
Gesù entra nel tempio e ribalta ciò che non appartiene a Dio: perché anche il nostro cuore torni ad essere casa, e non mercato.

Gesù scaccia i mercanti dal tempio.

Non fate della casa del Padre mio un mercato

(Giovanni 2,13-22)

Ho un desiderio che custodisco da tanti anni, direi da sempre: poter ristabilire il culto in una piccola chiesa abbandonata, piena di ragnatele e di cose inutili. Una di quelle cappelle di campagna usate come deposito di attrezzi o di vecchi mobili, dove l’odore della polvere ha preso il posto dell’incenso.

Mi piacerebbe ridare pulizia, decoro, luce, profumi, candele, fiori, tovaglie pulite. E magari celebrarvi una Messa, riaprire quel luogo al culto e alla preghiera.

Gesù, nel Vangelo di oggi, fa qualcosa di molto simile.


Gesù entra nel tempio

Entrato nel tempio di Gerusalemme, Gesù trova tutto ciò che non appartiene a Dio: animali, venditori, cambiavalute, rumore, sporcizia, puzzo. Allora agisce, e lo fa con decisione: prende delle cordicelle, ne fa un flagello e scaccia tutto e tutti dal tempio.

“Mi divora lo zelo per la tua casa.” (Sal 69,10)

Lo zelo, in ebraico, è una parola che richiama il rumore dell’acqua che bolle: indica qualcosa di ardente, di vivo, di incontenibile. Gesù è giunto al limite: non può più sopportare che la casa del Padre sia profanata. E agisce.


La casa e il mercato

“Non fate della casa del Padre mio un mercato.”

La casa è il luogo dell’intimità, della relazione, dell’incontro. È il posto dove si abbassano le difese e si vive nella verità, con chi si ama. Il mercato invece è il luogo del chiasso, del baratto, delle parole superflue, dell’inganno, della confusione.

Il tempio è chiamato a essere la casa della comunione con Dio, non il luogo degli affari o delle chiacchiere religiose. E al centro di questa casa c’è una mensa, come nelle nostre case: l’altare. Lì Gesù offre tutto se stesso, in una relazione d’amore totale, in una donazione che ricostruisce il cuore dell’uomo.


Il segno del nuovo Tempio

I Giudei gli chiedono: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Gesù risponde con parole misteriose:

“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.” (Gv 2,19)

Il Vangelo di Giovanni non parla mai di “miracoli”, ma di “segni”. Il segno rimanda sempre oltre, verso un significato più profondo. Qui Gesù passa dal tempio di pietra al tempio del suo corpo: il nuovo luogo dove abita Dio.

Ciò che Gesù fa al tempio – purificarlo – è ciò che accadrà anche a Lui: sarà flagellato, umiliato, distrutto e poi ricostruito dal Padre nella risurrezione. Il suo corpo è il nuovo santuario, e chiunque entra in comunione con Lui diventa a sua volta tempio vivo di Dio.


Il tempio del cuore

Il Tempo Santo di Quaresima, ma in fondo tutta la vita cristiana, è questo: lasciarsi purificare da Cristo. Talvolta attraverso la sofferenza, talvolta con una rinuncia, un fioretto, una conversione concreta. Ma la Quaresima non è fine a sé stessa: il traguardo è la Pasqua, la rinascita, la ricostruzione del cuore.

Gesù desidera entrare nel nostro tempio interiore per liberarlo da ciò che non gli appartiene: rumori, affari, maschere, egoismi, abitudini vuote. Vuole ristabilire in noi il culto, riaprire la chiesetta del cuore alla luce, alla preghiera, alla relazione con il Padre.


Non fare mercato

Non fare mercato del tuo tempo, dei tuoi doni, della tua fede. Non svendere la tua vita per ciò che non vale. Non barattare la tua libertà con le catene del giudizio, dell’apparenza o della paura.

Lascia che Gesù ribalti i tavoli nel tuo cuore. Solo così il tempio tornerà a essere casa, e tu tornerai a essere figlio.

Figlio nel Figlio.
Figlio che abita la casa del Padre, che lo ama e lo adora.


“Non fate della casa del Padre mio un mercato.”
(Gv 2,16)

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