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Mai solo, neanche nel deserto

Il deserto non è abbandono, ma luogo di verità. Nel Vangelo delle tentazioni (Mt 4,1-11) Gesù affronta la prova rispondendo con la Parola e ci ricorda che, anche nella fragilità, non siamo mai soli.

mani che si toccano nel buio

Pagina di vangelo

Mt 4,1-11

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

Il Vangelo ci porta nel deserto. Non è solo un luogo geografico: è uno spazio di mancanza, di silenzio, di essenzialità. E Gesù non ci arriva per caso: è lo Spirito che lo conduce. Questo cambia tutto. Il deserto non è abbandono: è un luogo di verità.

I protagonisti di questa pagina sono due: lo Spirito che conduce e il diavolo che tenta. Gesù, almeno all’inizio, sembra quasi sullo sfondo: i verbi in forma passiva lo mostrano chiaramente. Si lascia condurre dallo Spirito — e non solo ora: fin dal concepimento la vita del Signore è stata condotta dallo Spirito — ed è tentato dal diavolo. La strategia del diavolo è sempre la stessa: dividere, separare, frammentare, per indebolire e vincere.

Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Gesù è condotto nel deserto per essere tentato. Tra queste due azioni a cui il Signore si sottomette, ecco una scelta personale: il digiuno. Non è passività, ma adesione; dice il suo voler essere presente in quella situazione. Se il deserto è il luogo dell’essenziale, il digiuno è quella disciplina che priva anche dell’essenziale, certamente per un bene maggiore.

La fatica arriva dopo un impegno: il dolore muscolare dopo aver camminato a lungo, la stanchezza dopo aver lavorato, talvolta la delusione e lo sconforto dopo uno sforzo prolungato. Gesù ha fame, e questa fame fisica dà inizio alle tentazioni: sono le modalità con cui il diavolo prova a dividere, a vincere e ad allontanare da Dio. Niente di strano allora se, in certe fasi della mia vita, avverto questa fame e questo bisogno di trovare sostegno: il problema non è la fame di Gesù, ma l’uso che il tentatore fa di una situazione di debolezza e svantaggio.

Le tre tentazioni

  • Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane
  • Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù
  • Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai

Spesso ci si sofferma sul contenuto delle tre tentazioni che il diavolo offre a Gesù. Tuttavia è un’unica tentazione: la tentazione del “faccio quello che voglio, comando io, posso fare tutto”. La tentazione è una situazione che si verifica nella solitudine della persona, quantomeno una solitudine interiore; e attinge sempre da un vissuto personale. Se le prime due proposte sono più materiali, la terza cerca di colpire al cuore la divinità di Gesù Cristo: separarlo definitivamente dal Padre e dallo Spirito, renderlo servo e sottometterlo. Qualsiasi tipo di tentazione ha sempre questa dinamica: separare da Dio, depredare la persona e schiavizzarla.

“Sta scritto”

Nella solitudine totale del deserto Gesù combatte la tentazione armato di quaranta giorni di digiuno e rispondendo ad ogni tentazione con la Parola di Dio. Ecco il terzo protagonista: “sta scritto” è la risposta di Gesù al tentatore. La concretezza del nero su bianco, incancellabile, diventa l’ancora che vincola la nostra vita a Dio, anche nel mezzo della più grande tempesta.

Gesù non fa quello che vuole, non vuole farlo, non è questo il suo intento. Nel comune pensiero si è liberi solo quando si può fare tutto ciò che passa per la testa; Gesù esprime la vera libertà vivendo la comunione con Dio Padre e attuando il suo progetto. Siamo veramente liberi quando sappiamo amare e ci lasciamo condurre non dall’egoismo (io voglio), ma dalla comunione (io sono con).

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Prima e dopo aver vissuto la tentazione, Gesù non è solo: prima è condotto dallo Spirito, dopo è servito dagli angeli. La tentazione vince su di noi solo se rimaniamo soli, se ci stacchiamo da Dio e dai fratelli; ecco perché proprio nel Padre nostro preghiamo: “non abbandonarci nella tentazione”. Se Dio è con noi (e se noi siamo con Lui), la tentazione è già superata. Il diavolo lascia Gesù quando ad ogni proposta risponde chiamando e pronunciando il nome di Dio: e chiamare significa essere in compagnia, non essere più soli.

Lo Spirito conduce l’uomo nel deserto delle cose e delle relazioni affinché egli faccia verità dentro di sé. In quel terreno apparentemente arido e infecondo si può incontrare la tentazione, rischiare la divisione e invocare il nome di Dio; stare in sua compagnia e infine vincere, confermando la comunione con il Padre, che mai lo abbandona.

La solitudine che offre il tentatore è la morte, il buio, il nulla. La solitudine di chi sta con Dio non è mai solitudine, ma compagnia, comunione, condivisione, partecipazione. La tentazione è un momento di profonda verità: momento di fatica, certamente; ma è anche il luogo per confermare il tuo sì a Dio.

Nel deserto puoi essere provato. Puoi avere fame. Puoi sentirti fragile. Ma non sei solo. Lui sarà il Compagno, Lui ti conduce, Lui non ti abbandona mai, neppure nella tentazione.

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