Le Beatitudini
Mt 5,1-12a
Nel nostro linguaggio attuale, beato è chi sta bene, chi non ha problemi, chi vive una vita soddisfacente sotto tutti i punti di vista; è beata una persona a cui non manca niente: soldi, fortuna, una bella famiglia, una bella macchina… Ebbene, siamo fuori strada. Le Beatitudini che Gesù proclama sembrano infatti in contrasto con i suoi perché (ad esempio: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»). I perché di Gesù ci sconvolgono: avvertiamo uno scollamento notevole tra la condizione di chi viene proclamato beato e la promessa che Gesù gli rivolge.
Per rispondere a questa difficoltà possiamo usare la regola delle 5 W (iniziali di Who, What, Where, When, Why), considerata fondamentale nello stile giornalistico anglosassone.
Chi? (Who?)
Le Beatitudini sono rivolte a chiunque ascolta o legge quelle parole di Gesù. Nello specifico, i destinatari siamo noi, sei tu. Non delegare la beatitudine ai santi in paradiso!
La Parola di Dio viene proclamata e ascoltata, ma chiede anche di essere vissuta e assimilata. È così che comincia a realizzare nella nostra vita ciò che annuncia. Le Beatitudini sono questa possibilità che si apre davanti a me: quella Parola mi ha raggiunto e mi invita a vivere la sua promessa.
Ho davanti a me una strada da percorrere: non un muro, ma una strada; non un muro, ma un ponte.
Che cosa? (What?)
Che cosa sono, allora, le Beatitudini? Non una favoletta consolatoria, né un elogio della sofferenza, bensì l’annuncio che la vita stessa di Dio può raggiungerci già oggi, anche nelle situazioni che sembrano contraddire ogni idea di felicità.
E questo annuncio non è una promessa senza fondamento. Ha un volto e un nome: Gesù Cristo. Dio, pur essendo pienamente beato (chi più di Lui?), in Cristo ha preso su di sé persino la nostra maledizione: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno» (Gal 3,13).
Cristo si è fatto maledizione per noi perché potessimo partecipare alla sua beatitudine. Ecco che cosa annunciano le Beatitudini: non una vita senza difficoltà, ma una vita che Dio può trasformare, anche attraverso ciò che ai nostri occhi sembra impossibile.
Quando? (When?)
La Parola di Dio è come un pane appena sfornato, sempre fresco. Non ha data di scadenza e non si esaurisce mai, come una sorgente che ha sempre acqua fresca e buona.
Il quando delle Beatitudini è quando fai fatica, quando non capisci il senso, quando tutto ti si rivolta contro. Il quando delle Beatitudini è anche il tempo che stiamo vivendo, segnato da guerre, solitudini, paure e incertezze. Siamo beati non perché la sofferenza sia un bene, ma perché anche in mezzo a tutto questo Dio continua ad aprire davanti a noi una strada da percorrere.
Una strada in salita, faticosissima e a tratti impraticabile… eppure davanti a noi c’è una strada tutta da percorrere.
Dove? (Where?)
Il luogo in cui tu vivi adesso. Il luogo può essere anche un luogo spirituale, interiore: il luogo del dolore, della fatica, il luogo della tua vita che non accetti, il momento peggiore di tutta la tua esistenza.
In quel luogo sei chiamato a vivere la beatitudine. Non devi necessariamente trovarti altrove o aspettare che tutto cambi per lasciarti raggiungere dalla promessa di Dio.
Quel luogo custodisce il seme di una vita nuova.
Perché? (Why?)
Questa è la domanda più difficile: perché sono beato?
La risposta è anzitutto nei perché pronunciati da Gesù: perché di essi è il regno dei cieli, perché saranno consolati, perché troveranno misericordia, perché vedranno Dio. Ogni Beatitudine contiene una promessa. Gesù non proclama beata la sofferenza in quanto tale, ma annuncia ciò che Dio opera nella vita di coloro ai quali si rivolge.
Ecco allora la strada che ho davanti: posso essere beato perché, anche in mezzo alle difficoltà, Dio rimane il Padre presente e operante, Colui che è al mio fianco di giorno e di notte, tutti i giorni della mia vita.
Il perché è una domanda che diventa anche risposta: posso essere beato perché Dio ha cura di me, mi prende per mano e quella strada non è un imperativo a cui sottomettermi, ma diventa il luogo della presenza di Dio, espressione concreta della sua compagnia.
Come? (How?)
Alle 5 W è stata aggiunta una H, How (Come), per descrivere anche lo svolgimento dell’evento.
Come posso essere beato? Qui inciampiamo tutti i giorni, perché spesso vediamo la proposta di Gesù come qualcosa che tarpa le nostre ali e blocca la nostra vita. E quindi a questa domanda rispondiamo che essere beati è impossibile.
Ti do una bella notizia: anche Maria, davanti all’annuncio dell’angelo Gabriele, ha posto una domanda: «Come avverrà questo?» (Lc 1,34). Non è una domanda di rifiuto, ma la domanda di chi si trova davanti a qualcosa che supera le possibilità umane.
La risposta data a Maria ci torna molto utile: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). In questa cornice dell’impossibilità facciamo entrare Dio, il Dio dell’impossibile.
La beatitudine non è il traguardo, ma il punto di partenza. Non è un contratto stipulato tra me e Dio, con clausole da rispettare, ma una promessa che Dio mi consegna e alla quale sono chiamato a rispondere.
In ogni mia difficoltà può germogliare il seme della beatitudine, perché Dio può far nascere vita nuova anche dove io non riesco più a vederla. È una promessa alla quale sono chiamato ad affidarmi, come hanno fatto tutti i santi, che hanno creduto alla fedeltà di Dio e sono rimasti fedeli alla sua Parola.
