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Chiamati e inviati: dallo sguardo alla missione

Gesù vede le folle, si commuove, prega il Padre, chiama i Dodici e li invia. Attraverso quattro verbi decisivi, il Vangelo rivela il cammino di ogni autentica vocazione cristiana.

folla

Dal vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo

Mt 9,3610,8

In questa pagina di Vangelo, Gesù compie un percorso preciso. Vede la sofferenza delle folle, prega il Padre, chiama i Dodici e li invia in missione. Quattro movimenti che raccontano non solo la nascita della missione apostolica, ma anche il cammino di ogni autentica vocazione cristiana.

«Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.»

1. Gesù vede e si commuove. La parola chiave è ἐσπλαγχνίσθη (esplangchnísthē): Gesù si commuove nelle viscere, nel profondo. Non guarda le folle da lontano, non prova una pietà superficiale. Lascia che la loro stanchezza, le loro ferite e il loro smarrimento entrino dentro di Lui. Le folle non sono semplicemente affaticate: sono persone logorate, ferite, letteralmente: gettate a terra dalla vita. E proprio lì Gesù le vede. Gesù non passa oltre davanti a un’umanità ferita e abbandonata: accoglie nel proprio cuore la sua sofferenza. La parola greca indica una compassione che coinvolge le viscere. In termini moderni, potremmo parlare di una forma perfetta di empatia: Gesù vede la sofferenza delle folle, la sente propria e si lascia muovere da essa.

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!»

2. Gesù prega. Dopo essersi commosso davanti alle folle, Gesù non propone subito una strategia o una soluzione. La sua prima risposta è la preghiera. Invita i discepoli a rivolgersi al Padre perché continui a prendersi cura della sua messe.

Nel testo greco compare una parola particolarmente intensa: ἐκβάλῃ (ekbálē), che significa “spingere fuori”, “far uscire”, “sospingere”. Non significa semplicemente “mandare”. Gesù chiede al Padre di suscitare operai per il Vangelo e di spingerli fuori dalle loro sicurezze verso il campo della missione. È un verbo forte, quasi sorprendente. Gesù sa che la missione non nasce spontaneamente. Spesso siamo tentati di restare dove ci sentiamo al sicuro, di rimandare, di aspettare tempi migliori. Per questo invita a pregare il Signore della messe: perché continui a chiamare uomini e donne disposti a lasciare qualcosa per il Regno.

Davanti alle ferite del mondo, la prima risposta non è l’attivismo, ma la preghiera. Le vocazioni nascono anzitutto dal cuore di Dio. Prima di cercare soluzioni, Gesù insegna a rivolgerci al Padre. Ma una vocazione non va soltanto chiesta: va anche custodita. Come un seme che germoglia, ha bisogno di una terra buona, di tempo, di accompagnamento e di cura. Un tempo si parlava di “semenzai” e di “vivai vocazionali”: espressioni forse un po’ dimenticate, ma che conservano una grande verità. Le vocazioni crescono dove trovano comunità capaci di pregare, incoraggiare, ascoltare e accompagnare. La Chiesa ha bisogno di operai, ma ancora prima ha bisogno di uomini e donne che sappiano pregare perché il Signore continui a chiamare e a inviare.

«Chiamati a sé i suoi dodici discepoli… I nomi dei dodici apostoli sono questi…»

3. Gesù chiama. Il verbo che descrive l’iniziativa di Gesù è: προσκαλεσάμενος (proskalesámenos): chiamare presso di sé, far avvicinare. Gesù non inizia affidando un compito, ma creando una relazione. Prima di mandarli nel mondo, li vuole accanto a sé. Li chiama a condividere la sua vita, ad ascoltare la sua parola, a lasciarsi formare dal suo sguardo e dal suo cuore. La missione nasce sempre dall’incontro con Cristo. Nessuno può annunciare davvero il Vangelo se prima non ha imparato a stare con Lui. Prima viene la comunione, poi l’invio; prima il discepolato, poi l’apostolato.

Prima di inviare, Gesù chiama. E non chiama una folla anonima: chiama persone concrete, ciascuna con il proprio nome, la propria storia e persino i propri limiti. Anche i Dodici non erano perfetti. Eppure Gesù li ha scelti, li ha radunati attorno a sé e li ha resi partecipi della sua missione. La vocazione non nasce anzitutto dalle nostre capacità, ma dalla fedeltà di Colui che chiama.

«Questi sono i Dodici che Gesù inviò… Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.»

4. Gesù invia. Il racconto utilizza un verbo che è all’origine stessa della parola “apostolo”: ἀπέστειλεν (apésteilen): inviare, mandare con una missione. I Dodici non partono per iniziativa propria. Non sono volontari che scelgono un progetto da sostenere, ma uomini inviati da Gesù. Da questo verbo deriva infatti la parola “apostolo”: colui che è mandato. La missione che ricevono non è diversa da quella del Maestro. Gesù li invia a fare ciò che Lui stesso ha fatto: guarire gli infermi, liberare dal male, rialzare chi è caduto, annunciare la vicinanza del Regno di Dio. Prima hanno visto il suo modo di amare; ora sono chiamati a renderlo presente nel mondo.

Chi incontra davvero Cristo non può tenere per sé il dono ricevuto. La fede tende naturalmente a diventare testimonianza, servizio e missione. Per questo Gesù conclude con una frase che resta attuale in ogni tempo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Tutto ciò che abbiamo ricevuto da Dio è un dono; e il dono, per sua natura, è fatto per essere condiviso.

Quattro verbi per un cammino

Dall’inizio alla fine del brano emerge un movimento unico e coerente. Gesù vede un’umanità ferita e smarrita. Non resta indifferente, ma accoglie nel proprio cuore la sua sofferenza. Da questa compassione nasce la preghiera: chiede al Padre di suscitare operai per la sua messe. Poi chiama i Dodici a stare con Lui, li forma nella vicinanza e nell’ascolto. Infine li invia a portare agli altri la stessa misericordia che essi hanno ricevuto. Il percorso del Vangelo può essere riassunto così: Gesù si commuove, prega, chiama e invia. Non si tratta di quattro momenti separati, ma di un unico movimento che nasce dal cuore di Cristo. La missione della Chiesa non nasce da un progetto umano o da una strategia pastorale: nasce dallo sguardo misericordioso di Gesù sull’umanità.

Anche oggi Cristo continua a fare lo stesso. Continua a lasciarsi toccare dalle ferite degli uomini, continua a chiamare, continua a inviare. Prima ancora di essere discepoli, apostoli o missionari, siamo persone guardate, amate e chiamate da Lui. Ed è proprio da questo incontro che nasce ogni autentica vocazione e ogni vera missione.

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