|  | 

Finché non nasce il Natale

Perché il Natale non resti solo una corsa ai preparativi, ma diventi incontro vero con Gesù.

Natività di Betlemme

Articolo pubblicato anche sul Notiziario di vita parrocchiale di Carignano (TO).

Natale… eh?!

Già a fine settembre cominciano a spuntare panettoni e pandoro sugli scaffali; a metà ottobre compaiono le luminarie lungo le strade delle nostre città. Campagne pubblicitarie sempre più astute ci ricordano che “conviene muoversi per tempo”, mentre i social si riempiono di consigli su regali, decorazioni e colori per l’albero. Le agenzie di viaggi propongono mercatini “autentici” e weekend di Natale sulla neve, rigorosamente con spa e foto panoramiche. Eppure, finché non nasce il Natale dentro di noi, restiamo alla superficie di tutto questo.

Poi inizia la corsa: le cene tra colleghi, le feste dei gruppi, le recite dei bambini, i brindisi con gli amici. Tutti si affrettano a “fare” qualcosa, come se il Natale fosse un progetto da realizzare, una maratona da completare entro la sera del 24. Nei negozi si sente la musica natalizia a ripetizione, nei carrelli aumentano i dolci e le bottiglie, nelle agende si moltiplicano gli appuntamenti. E quando finalmente arriva il 25, molti tirano un sospiro di sollievo: ce l’abbiamo fatta.

Il 26 tutto torna lentamente alla normalità, con la stanchezza addosso, qualche chilo in più, qualche euro in meno, e la vaga impressione di aver corso tanto… ma non si sa bene dietro a cosa. Le luci si spengono, gli addobbi finiscono negli scatoloni, i buoni propositi si dissolvono come neve al sole. Rimane nell’aria un silenzio strano, fatto di calma e di vuoto, come se la festa fosse passata senza davvero toccarci.

Natale chi?

«Anche se Cristo nascesse mille volte a Betlemme
e non in te, resteresti perduto in eterno.»

Angelus Silesius (1624–1677)

Queste parole di Angelus Silesius, mistico e poeta tedesco, ci invitano a cercare, a scovare — o meglio, a ritrovare. Abbiamo vissuto tanti Natali quanti sono i nostri anni, eppure ogni volta non siamo arrivati che alla buccia del Natale.

Natale è un invito ad accogliere qualcuno, a fare spazio, a creare famiglia intorno a un neonato che, con i suoi vagiti e la sua dolcezza, ci scuote e ci sveglia da sogni frenetici — talvolta da incubi — che inquinano le nostre vite. Questo Bimbo viene a ritrovare la nostra essenza, o, per dirla in altri termini, la nostra anima.

Natale allora è un ritrovare quel Bimbo per ritrovare noi stessi:

«Un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.»

(Is 9,5)

Isaia annuncia che quel Bimbo non è un bambino qualsiasi: è figlio nostro, è figlio della nostra umanità. Ormai chiusi nelle nostre famiglie ripiegate su se stesse, facciamo fatica ad ascoltare un tale annuncio; eppure è proprio questa la strada che ci conduce alla riscoperta, al ritrovamento.

Quel Bimbo è Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Dio anche Lui, divenuto uno di noi: vero uomo, pur rimanendo vero Dio. La nascita è la sua, ma la vita che ha assunto è la nostra.

«Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio,
che chiamerà Emmanuele.»

(Is 7,14)

Quel nome significa “Dio con noi”: Natale è Dio che si trasferisce dalla nostra parte e condivide la nostra vita fino alle estreme conseguenze — senza privilegi, senza bonus, senza sconti.

Natale io

Vorrei che nascesse davvero, questa volta, anche per me. Anche in me. Vorrei incontrare il Natale di Gesù Cristo, farne esperienza in prima persona, accompagnato da qualcuno che già lo conosce.

Chiedo ai pastori di insegnarmi a correre senza paura verso una luce che non conosco ancora. Gente semplice come me, lavoratori e avvezzi al sacrificio, sapranno andare oltre ai miei perché. Mi indicheranno, con gli occhi e con le mani, il mistero di Dio che si fa uomo.

Chiedo ai Magi la perseveranza di chi non teme le distanze pur di seguire una stella. Aprono i loro doni preziosi, che tuttavia sono solo un timido riflesso della luce che da oggi custodiranno nel cuore.

Chiedo a Giuseppe la fede di chi serve senza essere visto, e l’umiltà di chi compie il progetto di Dio pur tra incomprensioni e screditamenti.

A Maria chiedo il coraggio di fare spazio a Dio nei miei limiti e nel mio silenzio. Lei, Madre premurosa che “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio”, è la maestra più discreta e luminosa di ogni Natale.

Infine, a me stesso chiedo di non aspettare che nasca altrove, ma di lasciarlo nascere in me, perché sia davvero Natale dentro di noi.

Adesso sì è Natale.

🌅 Ricevi ogni giorno “1 attimo di Vangelo”

Un pensiero spirituale, ogni mattina, per nutrire l’anima.

💬 Entra nel gruppo WhatsApp 📬 Iscriviti al canale Telegram

Articoli simili