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Pasqua: la fatica della risurrezione

Pasqua non è una favola, ma un combattimento tra morte e vita. In Cristo risorto scopriamo che, dentro le lotte di ogni giorno, la vittoria è già della vita.

pasqua la fatica della risurrezione

Articolo pubblicato anche sul Notiziario di vita parrocchiale di Carignano (TO).


Pasqua non è una bella favola

Spesso pensiamo alla Pasqua come a una festa luminosa e serena. Ma la risurrezione nasce da una storia drammatica: il dolore, la croce, il sepolcro. La Pasqua non è solo la gioia della domenica, ma il lungo percorso della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che coinvolge chiunque lo segue.

Per questo la liturgia della Chiesa, nella Messa del giorno di Pasqua, ci fa ascoltare un antico canto: la sequenza Victimae paschali laudes. Si tratta di un antico inno della liturgia romana, composto probabilmente nell’XI secolo e ancora oggi cantato nella Messa del giorno di Pasqua come solenne annuncio della risurrezione di Cristo. È anche una delle pochissime sequenze rimaste nel Messale romano: un antico canto medievale che la Chiesa continua a far risuonare ogni anno nel giorno di Pasqua. Non è una poesia dolce e sentimentale: racconta piuttosto uno scontro, un combattimento, il grande duello tra la morte e la vita. La Pasqua nasce dentro una lotta.

Il grande duello

Il verso centrale della sequenza dice che la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello. L’immagine è fortissima, perché la Pasqua è descritta come un combattimento: morte contro vita, peccato contro grazia, odio contro amore. Non si tratta solo di un’immagine poetica: la liturgia osa parlare di un vero duello. Cristo entra fino in fondo nel campo di battaglia della nostra condizione umana. Conosce la sofferenza, l’abbandono, l’ingiustizia e la morte. Sulla croce sembra che la morte abbia vinto. Ma proprio lì avviene il rovesciamento inatteso: la morte viene vinta dall’interno, perché Cristo risorge. La Pasqua, dunque, non è una vittoria facile o superficiale. È la vittoria della vita che attraversa la morte e la trasforma.

La nostra vita dentro questo duello

Questo combattimento non riguarda solo Cristo: riguarda anche la nostra vita quotidiana. La risurrezione non è sempre un gesto facile e immediato. A volte è una vera fatica. Chi ha qualche anno in più lo sa bene: ci si accorge di quanto costi inginocchiarsi o piegarsi a terra e poi rialzarsi. Un gesto semplice, eppure rivelatore. La risurrezione non è una magia, ma coinvolge tutta la nostra umanità: anima, mente e corpo. Lo stesso accade nella vita: dopo una malattia, una convalescenza, una ferita del cuore, rialzarsi non è mai semplice. In un certo senso tutta la nostra esistenza è un continuo esercizio di risurrezione.

Ogni giorno sperimentiamo tensioni e contrasti: dolore e gioia, pace e guerra, speranza e scoraggiamento, fede e dubbio. La Pasqua non elimina queste lotte, ma ci rivela che dentro di esse opera già la forza della vita nuova.

La testimonianza di Maria di Magdala

A un certo punto la sequenza cambia tono e diventa quasi una piccola scena evangelica. Dopo aver parlato del grande duello tra morte e vita, la liturgia introduce un dialogo. La Chiesa domanda a Maria Maddalena: «Raccontaci, Maria: che cosa hai visto sulla via?» Maria risponde: «Ho visto il sepolcro di Cristo vivente e la gloria del Risorto.» E proclama con gioia: «Cristo, mia speranza, è risorto.»

La fede cristiana nasce proprio da questa testimonianza. La Pasqua non è una teoria né una leggenda consolatoria: è l’annuncio di un incontro. Qualcuno ha visto il Risorto e lo ha raccontato agli altri.

Come scrive san Giovanni nella sua prima lettera: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo visto con i nostri occhi, quello che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita… noi lo annunciamo anche a voi». (1Gv 1,1-3)

Accanto alla testimonianza di Maria di Magdala possiamo immaginare anche il silenzio e la fede della Vergine Maria. Lei che aveva condiviso fino in fondo il dolore della croce è anche la prima a custodire nel cuore la speranza della risurrezione.

La vittoria della vita

La Pasqua non cancella tutte le fatiche della storia. Il combattimento tra vita e morte continua anche nel nostro tempo. Lo vediamo nelle ferite della storia: nelle guerre che devastano popoli e nazioni, nei conflitti che sembrano non avere fine, nelle tante violenze che attraversano il nostro mondo. Ma lo vediamo anche nelle piccole guerre quotidiane: nei litigi tra vicini, nelle tensioni che feriscono le famiglie, nelle divisioni che attraversano la società.

Per questo, quando nella Messa del giorno di Pasqua ascoltiamo la sequenza Victimae paschali laudes, non stiamo solo ascoltando un antico canto liturgico. La Chiesa ci consegna quasi una parola da custodire nel cuore. Forse vale la pena ricordarla anche nei momenti difficili della vita. Quando attraversiamo una prova, una malattia o una fatica che sembra troppo grande, possiamo tornare a quelle parole: la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello.

E noi conosciamo già l’esito di questo combattimento: Cristo è risorto, nostra speranza. La Pasqua non elimina la fatica della vita, ma ci dona una certezza: nel duello tra morte e vita, la vittoria è già della vita.

A tutti giunga l’augurio di una santa Pasqua. Che il Signore risorto ci doni la forza di rialzarci ogni giorno, nelle piccole e grandi battaglie della vita, con la speranza che nasce dalla sua risurrezione.

«Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.»

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