Un pastore buono

(Gv 10,11-18)

Quando nelle pagine della Bibbia troviamo l’immagine del pastore (come nel vangelo di oggi, o ad esempio nel salmo 23), ci sentiamo pervadere da tanta tenerezza, creiamo un quadretto bucolico con il gregge e il pastore, magari su un prato fiorito e un bel tramonto…  Non è così, e chi il pastore lo fa ci può dire tutta la fatica e il sacrificio che questa occupazione comporta. Ma entriamo nel brano di vangelo di questa domenica.

Gesù ripete due volte che Lui è il buon pastore, e sappiamo che ogni parola del vangelo è pesata e misurata; il Signore vuole essere sicuro che abbiamo capito: è una nozione fondamentale per la vita! Perché buono? Perché c’è anche il cattivo pastore, quello che non si prende cura del gregge, quello al quale interessa solo la busta paga a fine mese, quello che non dona la vita per il gregge, come invece fa il buon pastore Gesù. Anche qui la stessa frase è ripetuta due volte: do la mia vita per le pecore.

Stiamo arrivando al nucleo: “conosco le mie pecore”. Nel linguaggio biblico conoscere non è tanto un’azione intellettuale, ma un atteggiamento spirituale che comprende tutto l’essere della persona. Conoscere è amare, amare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo. Conosco le mie pecore con tutto me stesso: che meraviglia! Gesù non risparmia nulla di se stesso per il mio bene, per il bene del suo gregge.

Le mie pecore conoscono me: anche questa è una verità che ci consola. Spesso diciamo che non amiamo abbastanza, che non preghiamo bene, che siamo una nullità e blablabla. Ma pensate: una mamma e un papà si sentono amati dal loro figlio neonato? Sì, indubbiamente. E questo bimbo cosa fa per dimostrare il suo amore? Niente di niente: per il solo fatto di vivere questo figlio è un inno di amore per la sua mamma e il suo papà! Anche tu per Dio sei un meraviglioso inno di amore; Lui sa cogliere nel tuo respiro una carezza per il suo Cuore innamorato, ma tu non ci credi, vorresti fare di più, fare meglio, fare fare fare… e ti perdi per strada, proprio come quella pecora sul dirupo che se non ci fosse un pastore buono perderebbe la vita! Sant’Agostino scrive: “L’amore vince tutto” lasciati amare e lascia che il tuo amore circoli intorno a te, non trattenerlo!

Ho altre pecore: il buon pastore ha mire espansionistiche, non per un guadagno, ma perché altre pecore ribelli possano trovare in Lui pace e riposo. Ecco allora l’evangelizzazione, l’apostolato, il portare la buona notizia del Vangelo: non ti senti chiamato in prima persona?

Per concludere: qualcuno afferma che la metafora del gregge e del pastore non tiene conto della dignità umana… Lui stesso si è definito agnello di Dio, oltre che pastore, Lui ci insegna come si fa ad amare e donare la vita. Mentre noi così attenti a prendere le misure e a filosofeggiare ci perdiamo in mille questioni, perdendo il senso vero delle cose.

Ti auguro allora una buona e bella domenica, e non aver paura di farti abbracciare dal buon pastore. E se beli, bela per amore!

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