Tutto quanto aveva per vivere

Brano di riferimento: Mc 12,38-44

 

Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

La pagina del vangelo in questione inizia con un segnale di pericolo lanciato da Gesù: “guardatevi”, cioè state in guardia da chi fa di una bella facciata il suo fine, per coprire tutti i misfatti a danno della povera gente che ahimè si è fidata. Questo “guardatevi” ben si unisce a “per farsi vedere”: guardare e vedere sono sì due verbi che hanno a che fare con la vista, ma con intensità diverse: il guardare implica una volontà determinata rispetto al solo vedere. Gli scribi desiderano essere visti, cioè considerati, lodati, stimati, ma non guardati, perché si scoprirebbero, presto o tardi, i loro altarini.

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Gesù guarda, osserva senza essere visto. A Lui non interessa essere visto, ma guardare, accogliere con lo sguardo: “fissatolo lo amò” (Mc 10,21): il guardare di Gesù è un atto di amore, Gesù ti guarda con benevolenza, il suo sguardo ti avvolge a 360 gradi, accogliendo di te il bello e il meno bello, e se gli occhi sono lo specchio dell’anima, tu sei la persona che Gesù desidera, ama, vuole.

Gesù guarda, osserva la folla che getta monete nel tesoro del Tempio: per facilitare la nostra comprensione possiamo immaginare  il tesoro come la cassetta delle offerte presente nelle nostre chiese. Gesù nota la diversa entità di quanto viene donato, ma non si ferma all’economia: Gesù come sempre cerca la persona, e il suo cuore. Nota che i ricchi gettano molte monete, per loro è facile donare e fare bella figura… Tuttavia Gesù guarda anche quella povera vedova che dona un “quadrante“, (dice il testo greco), la più piccola moneta di rame dell’epoca romana, ed equivale a 60 centesimi di € (stima grossolana, non me ne vogliano gli economisti). Si mette le mani in tasca e dà tutto quello che ha, senza riserve né calcoli.

Immaginiamo come brillano gli occhi di Gesù, come il suo cuore si commuove davanti a questo gesto semplice e solenne al medesimo tempo. Una vedova all’epoca dei fatti non aveva entrate, non aveva garanzie, non godeva diritti. Eppure questa donna intrepida in quel tesoro oltre alle monetine getta tutta se stessa, la sua vita, il suo futuro, la sua stessa sussistenza

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Gesù è talmente colpito dal gesto generoso e totale di questa donna, che chiama i suoi discepoli e ne approfitta per una lezione estemporanea. Quelle monetine così piccole e insignificanti, costituiscono il vero tesoro, tanto da occupare il pensiero del Signore, tanto da diventare pagina di vangelo. Le tue miserie, le tue insufficienze, le tue lacune, chiamale come vuoi, sono l’inchiostro perfetto per scrivere l’azione di Dio nella tua vita. Gesù ti guarda con amore, e con amore ti dice: non ti vergognare della tua pochezza! Anche Lui, Gesù, in croce era nudo e solo, abbandonato da tutti, sanguinante e nella morte più totale. Anche Lui come la vedova ha saputo donare tutto, anche il tradimento, il rinnegamento dei suoi amici, il dolore della madre che là sotto stava ritta, in piedi, anche l’abbandono del Padre.

Quella povera vedova è l’immagine di Gesù, che sa buttarsi via per amore, che sa morire come il chicco di grano, che se muore, produce molto frutto. (Gv 12,24). Quella povera vedova è Francesco d’Assisi, che si spoglia di tante ricchezze a favore del tesoro più grande, scegliendo per se stesso e per i suoi compagni, la povertà del Signore Gesù. Quella povera vedova sei tu, quando ti fidi non delle tue risorse, ma di quello sguardo che è il vero tesoro, e che riscatta tutta la tua vita dalla dispersione e dalla disperazione.

Photo: Valeria Bianchi

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