Salmo 40: quante meraviglie!

Qui puoi leggere il salmo 40.

Il Salmo inizia dipingendo tante e meravigliose azioni di Dio, come un papà o una mamma che ha cura del suo piccolo: si è chinato su di me, mi ha ascoltato, mi ha tolto da una situazione di pericolo, mi ha messo al sicuro, e non solo: mi ha fatto cantare un canto nuovo, cioè gioire come mai nessuno ha gioito, perché il progetto che Dio ha per ciascuno di noi, è unico e irripetibile.

Tutta questa cura paterna-materna di Dio verso di me, ha delle conseguenze: molti vedranno tutto questo, e la mia vita di amato da Dio sarà per loro una testimonianza, e anche costoro confideranno in Dio. Vedete allora che l’evangelizzazione non è solo questione di belle parole, o di chissà quali strategie, ma di vita vissuta totalmente nelle mani e nel Cuore di Dio?!

Il salmo prosegue col ringraziamento: il Signore ha compiuto, e compie ancora, anche adesso, delle meraviglie. Meraviglia etimologicamente significa: “cosa che desta ammirazione”: io e te siamo meraviglie di Dio, non perché siamo bravi, non perché siamo santi, ma perché Dio continua a riversare il suo Amore incondizionato su di noi! Ecco allora cosa suscita ammirazione: che due tizzoni di carbone come possiamo essere io e te, sono amati dal Signore: è proprio Dio allora!

Dopo aver constatato l’opera di Dio della mia vita, dopo aver destato ammirazione e averlo ringraziato, beh, qualcosa devo fare anch’io. Ma cosa?? Il Signore non mi presenta il conto, non mi rinfaccia niente e non mi chiede niente. “allora ho detto: eccomi” sono qui Signore, non per capacità, né per santità. Sono qui come un foglio bianco dentro una stampante: imprimi in me ciò che desideri, sono tuo, non voglio altro, e neanche Tu. Solo aiutami a non comprimere il tuo Amore, a non nasconderlo. Sì, o Signore, l’ammirazione e la meraviglia non è per me, che sono ben poca cosa, ma per Te, e allora ben venga essere testimone: non solo versare il sangue in nome della fede, ma versare tutta la propria vita, attimo dopo attimo, “per Amore dell’Amor Suo”, come diceva tanto bene Francesco d’Assisi.

Il salmo prosegue con una supplica. Sì, il Signore mi ama, viene in mio soccorso, ha cura di me, ma la mia dimensione umana rimane tutta: paura, dubbi, ogni mia disamina e tentazione, depressioni, abbattimenti… in una parola: la fatica del vivere. E in questa fatica il salmo ci fa entrare Dio, dicendo: aiutami, continua a sostenermi, perché vedi bene come sono accerchiato dentro e fuori di me, ma sono sicuro Signore, che Tu sei con me, non mi lasci solo, e vivi anche tu ogni mio tremore. Il salmo si conclude accennando a tre concetti in poche righe, che potremo sintetizzare così: gioire dell’amore di Dio, constatazione della propria miseria, invocazione dell’aiuto di Dio, pur sapendo bene che Lui è presente.

Questo salmo dipinge bene i nostri giorni, dove tutti questi sentimenti si danno il turno. La chiave di volta è l’invocazione, è la fede in Dio Amore, che non mi molla un istante. Ecco allora che questo salmo ridimensiona ciò che viviamo in un quadro armoniosi di chiari e scuri, di luci e di ombre, di grigi e colori. In questo equilibrio ritrovato, ma mai per sempre, sboccia tutta la mia gratitudine e il mio riprendere il cammino, e magari mi riesce di canticchiare qualcosa: “Laudato sii mi Signore…”

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