NOVENA DI NATALE/6: IL PALAZZO DI ERODE

Erode vuole cercare il bambino per ucciderlo.

Mt 2,13

Anche il presepe, luogo così carico di significato, ospita un edificio che parla di distruzione e di morte. Erode, anche lui entra prepotentemente in scena, dando via libera a tutto il suo odio, odio che nasce dalla paura di essere spodestato, e in nome di questa paura mette in atto quella che è passata alla storia sotto il nome di “strage degli innocenti”.

Questo palazzo e questo odio sono lì per testimoniare che anche la parte più negativa dell’essere umano è presente, è accolta dal Figlio di Dio, il quale non ha paura, Lui no, neppure di quelle zone d’ombra che l’uomo nasconde, anche a se stesso. Anzi: questi bui hanno urgente necessità di cura e di guarigione, e proprio per essi il Signore Gesù offre tutto se stesso, anche il suo buio: “A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio” (Mt 27,45).

Il palazzo di Erode è casa tua quando ti lasci possedere dalle cose e dagli eventi, quando la paura ha la meglio, e ti blocca, ti annienta. Esci, lascia quella tetra abitazione, scendi, e percorri la strada verso la grotta, fatti compagno dei pastori, della povera gente, e cammina verso la luce di quella strana stella: Dio è vicino!

Rintanato tra quattro mura
mi difendo, ringhio,
pauroso e ripiegato in me stesso
la mia stessa ombra mi spaventa.
Mi prendi per mano
mi chiami, mi sorridi.

Il tuo abbraccio cinge il singhiozzo
rabbia dolore e morte svaniscono
rimani tu, mite bambino
che con uno sguardo mi sussurri:
Io sono qui per te.

Luca Rubin


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