Festival del fundraising 2016: riflessioni sparse

Dopo aver partecipato a un evento come il Festival del Fundraising 2016, si torna a casa con un pieno di emozioni, esperienze, contatti, vecchie e nuove conoscenze. Pur avendo in mente di scrivere qualcosa in merito, ho preferito lasciar passare qualche giorno per far decantare il tutto, assimilarlo, viverlo, gustarlo.

Le meravigliose ragazze di raccontafondi.it hanno emesso la pagella, e devo dire che mi ci ritrovo appieno nei voti assegnati.

Valerio Melandri, fondatore del FFR ha scritto un post molto bello e profondo che sintetizza bene chi siamo e cosa facciamo:

Partendo da questi contenuti, ho filtrato i miei pensieri di questi giorni, che ora condivido, senza alcuna pretesa.

Penso che il non profit sia una potenza, o meglio abbia un potenziale infinito, e l’entusiasmo degli 803 partecipanti al FFR16 ne è la prova. Questo potenziale è un tesoro che va difeso, tutelato, da tutto ciò che non è dono, filantropia, impegno. Il non profit non deve essere utilizzato come l’escamotage di aziende profit per fare soldi in tempi di crisi! Sappiamo quanta sofferenza nel mondo può essere quanto meno alleggerita grazie a una donazione (donazioni, non SOLDI), e non accettiamo che il nostro lavoro, e i sacrifici di tante persone generose siano usati per i loschi traffici di dubbi personaggi, che pensano solo ad ingrassare le loro tasche.

Penso che ognuno di noi debba riaprirsi alla continua formazione e al cambiamento. Anche le realtà per le quali spendiamo le nostre energie necessitano questa predisposizione, per evitare di perdere la propria mission e diventare un qualcosa di ibrido, senza volto e senza cuore.

Penso che tutti desideriamo un non profit più pulito, libero da interessi personali, volto al reale bene dell’altro, dove le nostre persone e professioni sono un semplice collegamento tra le realtà per cui lavoriamo e i donatori (chi dona un sorriso, o una pacca sulla spalla è da considerarsi donatore).

Penso che il FFR16 sia stato un momento di fondamentale importanza, dove ci siamo incontrati, conosciuti, formati, dove abbiamo condiviso le nostre esperienze,e chi inizia può avvicinare i grandi fundraiser senza sentirsi sminuito, ma anzi, valorizzato e motivato a procedere, arricchito da qualche ottimo suggerimento. Adesso che il più grande evento nazionale  di fundraising è alle nostre spalle, ci viene chiesto di ripartire con più forza: quell’esperienza di rete che abbiamo vissuto durante l’evento (esperienza forte, quasi da brivido), non può essere solo un lontano ricordo, che andrà sbiadendosi col passare del tempo, fino a sparire. Il concetto di rete è il vero obiettivo da centrare e rafforzare per spiccare il volo: fino a che non verranno superati i personalismi a favore del bene comune, si resterà legati al palo, disperdendo risorse energie e idee. In definitiva fare rete significa MUOVERE e generare una economia che porta benessere in senso completo e profondo. E ne gioverebbe anche l’economia profit…se solo non guardasse al nostro settore come a una fonte di sfruttamento per logiche meramente commerciali. Questa rete sia il nostro sostegno, per uscire dal piccolo orticello egoista e diventare noi stessi dono reciproco: quale migliore esempio per i nostri donatori?

Nuove idee, nuove collaborazioni, esperienze da vendere (solo in senso lato!): sono gli ingredienti che abbiamo tra le mani. Unendoli possiamo fare meraviglie. Pronti, partenza, via!

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